In un era di sempre maggiori costrizioni temporali stiamo assistendo a fenomeni perlomeno contraddittori. Innanzitutto le distinzioni che riguardano il tempo sembrano essere sempre meno delineate. In un passato nemmeno troppo remoto il consumo veniva associato a precisi momenti della vita, delle stagioni e della giornata. Esisteva un'età per tutto. Raggiunta la pace dei sensi gli uomini si rassegnavano ad una vita sessuale meno dinamica. Oggi, grazie a prodotti come Cialis e Viagra la "stagione dell'amore" sembra non avere fine.

Le stesse differenze tra momenti diversi della giornata e tra giorni della settimana sembrano non esistere più. Ogni momento sembra essere buono per un "bicchierino" da quando si è affermato il fenomeno dell'happy hour. Le vendite di panettoni iniziano con largo anticipo rispetto al Natale accentuando ulteriormente l'effetto di banalizzazione di questo specifico dolce da ricorrenza. Produttori di beni il cui consumo risente fortemente della stagionalità e delle temperature come birra ed il cioccolato stanno cercando di destagionalizzare i consumi affermando nuove modalità di consumo (ad esempio la birra come bevanda da pasto) o nuove tecnologie legate alla catena del freddo (Ferrero è da tempo in test per replicare su banco frigo per i mesi estivi la vendita di prodotti quali Ferrero Rocher e Mon Cheri la cui vendita è normalmente sospesa nei mesi più caldi). Insomma sembra che la crescita di alcuni brand e la nascita di nuovi sia sempre più legata al grande obiettivo di consentire alla gente di consumare 24 ore al giorno (non mancano anche i prodotti per rendere più rigenerante il sonno) per ogni giorno dell'anno.
Valentina
Il social media stanno segnando un ulteriore passo in questa direzione. Il telefonino metteva in discussione lo spazio (ricordo il titolo, solo il titolo, "Ciao, dove sei?" di un libro altrimenti noioso di di Maurizio Ferraris sull'ontologia del telefonino.)
I Social media, oltre a mettre in discussione il luogo (sono accessibili in diversi modi) mettono in discussione il tempo in quanto ognuno partecipa alla conversazione in momenti diversi, non è più necessaria essere presenti nello stesso momento.
Questione, se tempo e spazio sono dimensioni sempre più precarie, ha ancora senso parlare di invidui, di soggetti?